La meditazione è una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che questa divenga capace di concentrarsi su un solo pensiero, su un concetto elevato, o un preciso elemento della realtà, cessando il suo usuale chiacchiericcio di sottofondo e divenendo acquietata, pacifica. È una pratica volta quindi all’auto-realizzazione, che può avere uno scopo religioso, spirituale, filosofico, o in vista di un miglioramento delle condizioni psicofisiche.

Pratiche meditative

Il sistema nervoso ha l’abitudine di focalizzarsi su ciò che ha appreso, facendone la propria modalità di risposta subconscia alle situazioni della vita. Spesso però, quello che è stato già imparato è l’opposto di quanto vorremmo mettere in atto. Fortunatamente, il corpo ha anche la capacità innata di rigenerare continuamente nuovi neuroni, sinapsi e percorsi neurologici. Creando nuovi e migliori percorsi neurologici, le sessioni individuali allenano a creare gli strumenti per cambiare i percorsi di vita e raggiungere gli obiettivi.

Effetti della meditazione sul cervello

Il nostro cervello vibra ad una determinata frequenza, che viene misurata in Hertz (Hz, cicli al secondo). Solitamente, quando siamo in stato di veglia, il cervello vibra a una frequenza media denominata “Beta” (13–30 Hz). Se e quando ci rilassiamo profondamente, la frequenza scende allo stato “Alfa” (7–13 Hz). In questo stato, ci sentiamo molto rilassati e diverse funzioni organiche hanno la possibilità di funzionare al meglio, generando salute e benessere. È interessante sapere che questa è anche la frequenza fondamentale cui vibra la terra (la c.d. frequenza Schumann, 7,83Hz), come se a quella frequenza ci sintonizzassimo con il nostro pianeta e ciò ci facesse particolarmente bene. Quando invece siamo molto lucidi, per esempio se ci stiamo dedicando a un progetto che ci appassiona e coinvolge in maniera intensa il nostro intelletto, la frequenza sale fino al livello “Gamma”, le onde cerebrali più veloci (sopra i 30 Hz). Quando siamo addormentati invece, le onde rallentano, fino ad arrivare alla frequenza Theta (4–7 Hz) o Delta (sotto i 4 Hz) per le fasi più profonde del sonno. Ora, solitamente tutto ciò si manifesta in maniera lineare, quindi la frequenza sale e scende a seconda della situazione e stato interiore in cui ci troviamo. Nella meditazione invece, diversi studi hanno mostrato una convivenza di onde lente (Alfa, e scariche di onde Theta) e veloci (Gamma). Questo significa che in stato meditativo sperimentiamo una “vigile
quiete”, siamo al contempo rilassati e vigili, il nostro cervello funziona quindi in maniera veloce ed efficiente, ma riesce anche ad andare in profondità nei temi che affronta. Solitamente infatti, in una situazione di leggero stress quotidiano, rischiamo di rimanere in superficie e non cogliere quindi gli aspetti salienti delle questioni su cui riflettiamo.

Per riportare tutto ciò ancora una volta nella nostra esperienza quotidiana, significa che grazie alla meditazione possiamo essere molto più facilmente soggetti alla manifestazione di idee che possiamo percepire come “illuminazioni” (“Ma certo! Perché non ci ho pensato prima?”).

Memoria, motivazione, efficienza cognitiva

Un altro aspetto interessante è la stimolazione della memoria, della motivazione e dell’efficienza cognitiva indotta dalla frequentazione dello stato meditativo.

Infatti nel 2003 alcuni studiosi dell’università del New Jersey (Buzsaki et al.) hanno identificato l’area cerebrale precisa da cui viene generato il ritmo delle onde Gamma e delle onde Theta. Si tratta di un gruppo di neuroni (CA3) nell’ippocampo, una importantissima ghiandola cerebrale, sede della memoria e della generazione di nuove memorie (quindi di curiosità e motivazione). È quindi proprio l’ippocampo, tra gli altri, che viene stimolato e attivato come effetto della meditazione.

A ulteriore riprova di questo fatto, diversi studi condotti dalle più prestigiose Medical School americane, prima fra tutte quella dell’Università della California, hanno dimostrato che una particolare meditazione di Kundalini Yoga denominata Kirtan Kriya ha effetti neuroplastici diretti sull’ippocampo e su altre aree cerebrali superiori quali la corteccia prefrontale, contrastando la naturale perdita di volume dell’ippocampo (1% all’anno) che solitamente si mostra dopo i 50 anni. Inoltre, è dimostrato che contribuisce ad aumentare il flusso di sangue alle aree deputate alla memoria quali il giro cingolato posteriore (PCG), una struttura essenziale per il recupero episodico delle memorie, una delle prime aree che degenera quando si sviluppa l’Alzheimer. Tutto ciò con una pratica regolare quotidiana di soli 12 minuti al giorno.

Se pensiamo alla crescente complessità di informazioni, normative, innovazioni tecnologiche, dati di mercato ed evoluzioni di prodotto o servizio che un professionista deve conoscere per poter semplicemente svolgere il proprio lavoro, e sui quali ci si deve costantemente aggiornare, si capisce che le capacità mnemoniche e l’efficienza cognitiva sono un elemento chiave del successo.

Ma potenzialmente nulla è impossibile per il nostro cervello, un organo potentissimo che ospita circa 86 miliardi di neuroni che sviluppano in media 500.000 miliardi di sinapsi (collegamenti fra neuroni), 850.000 km di fibre nervose, e ha potenzialmente una capacità di memoria di 1 petabyte (equivalente al World Wide Web)!

Khalsa DS, Amen D, Hanks C, Money M, Newberg A. Cerebral blood flow changes during chanting meditation. Nucl Med Commun 30(12):956-961
Pereira AC, Huddleston DE, Brickman AM, Sosunov AA, Hen R, McKhann GM, Sloan R, Gage FH, Brown TR, and Small SA. An in vivo correlate of exercise-induced neurogenesis in the adult dentate gyrus. Proc Natl Acad Sci U S A. Mar 27, 2007; 104(13): 5638–5643.
De la Torre JC. Critical threshold hypoperfusion causes Alzheimer’s disease? Acta Neuropathol. 1999 Jul;98(1):1-8.
Nishimura T, Hashikawa K, Fukuyama H, et al. Decreased cerebral blood flow and prognosis of Alzheimer’s disease. Ann Nuc Med. 2007 Jan; 21 (1):15-23.

Un altro aspetto interessante è la stimolazione della memoria, della motivazione e dell’efficienza cognitiva indotta dalla frequentazione dello stato meditativo.

Come si fa a raggiungere lo stato meditativo?

Premettendo ancora che il modo migliore per iniziare a meditare è saperne il meno possibile (la meditazione è pratica e non ha bisogno di teoria), ci sono alcuni strumenti molto semplici e accessibili che aiutano ad entrare in uno stato meditativo. Occorre mettere in campo impegno e pratica, ma chiunque può iniziare.
Si tratta della ripetizione di suoni (mantra) o di movimenti, oppure semplicemente l’osservazione focalizzata del proprio respiro o di un punto: la fiamma di una candela, un’immagine, la punta del naso, il terzo occhio (ovvero lo spazio fra le sopracciglia), sono gli esempi principali.
I mantra sono una modalità molto efficace. Il mantra è un vero e proprio dispositivo tecnico per regolare la mente e scaricarla dal pesante dialogo interiore. “Man” significa “mente”, “tra” significa “accordare la vibrazione”.
Per esempio, un mantra che utilizziamo molto nella meditazione del Kundalini Yoga come insegnata da Yogi Bhajan, quella che ho scelto nella mia lunga esplorazione di questi mondi, è “Wa-he Guru ”. Anche solo chiudere gli occhi e ripetere in maniera monotona questo mantra (a voce alta oppure mentalmente) ci può portare in uno stato meditativo di consapevolezza.
Guru si riferisce al percorso di consapevolezza, che ci porta dall’ignoranza (Gu, buio) alla conoscenza (Ru, luce). Wahe è un’espressione di meraviglia e gratitudine.

Diverse forme di meditazione

Le discipline antiche e modalità che possono aiutarci a raggiungere quel particolare stato sono varie nella natura e nelle origini: dalla meditazione Vipassana di estrazione Buddhista che ha poi originato la disciplina della Mindfulness (Mindfulness Based Stress Reduction), una versione moderna della meditazione classica nata per le sue interessanti applicazioni in ambito clinico; alla Meditazione Trascendentale (TM ), di estrazione indiana, portata in Occidente dal Maestro Maharishi Mahesh Yogi e promossa attivamente anche dal regista David Lynch; alla meditazione proveniente dall’antica tradizione del Kundalini Yoga, portata
in Occidente dall’India dal Maestro Yogi Bhajan, conosciuta per il suo impatto molto più intenso e rapido rispetto alla meditazione classica, di genesi ascetica.

“Questo non è lo yoga che si pratica in solitudine in cima a una montagna e fuori dalla realtà, è stato insegnato per la gente che lavora, che ha una famiglia e che è sottoposta agli stress di ogni giorno: nel mondo moderno in cui viviamo c’ è una tremenda pressione, silenziosa ma precisa che ci sconvolge e ci possiede, a tal punto che non sappiamo se siamo reali o non reali” Yogi Bhajan.

Alcuni modi per iniziare a meditare

Quindi, se si ha un po’ di tempo da dedicare a questa pratica ma non si hanno ancora in mano gli strumenti, consiglio piuttosto di usare quel tempo per fare una camminata consapevole. Trenta minuti in cui ci si dedica solo alla camminata: lo smartphone è spento, l’attenzione è rivolta al proprio corpo che si muove, alle sensazioni (visive, auditive, sensoriali) che provoca il movimento del corpo e l’ambiente che ci circonda, cercando di far scorrere i pensieri senza fermarcisi.

Oppure, se il tempo a disposizione è meno e non c’è modo di uscire a camminare, si possono dedicare 3 minuti ad una respirazione consapevole. Basta sedersi comodi e chiudere gli occhi, respirare normalmente ma stavolta osservando il proprio respiro, osservarne ritmo e intensità, sentire l’aria che entra ed esce dalle narici e il fresco che provoca, l’espansione e contrazione dei muscoli, qualsiasi altra sensazione corporea possa mostrarsi. Non appena sopraggiungono altri pensieri, li lascio andare e ritorno con l’attenzione sul respiro, l’aria che entra ed esce.

Oppure, la ripetizione, mentale o a voce alta, del mantra che abbiamo indicato sopra.

Queste sono già forme ottime di meditazione.

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Non c’è libertà che sia gratuita.
Non c’è liberazione senza sforzo.
(Yogi Bhajan)

App & Co: La meditazione può essere virtuale?

Esistono oggi diverse App che permettono di “meditare” in maniera guidata. Le più conosciute sono Insight Timer, Calm, Headspace. Ce n’è qualcuna anche in Italiano.
Sicuramente la guida virtuale può essere percepita come una modalità più comoda e accessibile per chi non è così motivato da cercare un insegnante e dedicare maggiori sforzi a questa pratica, oppure percepisce di avere poco tempo.

È meraviglioso questo proliferare di strumenti che permettono di andare nella direzione della consapevolezza, anziché della distrazione patologica che sta accompagnando la nostra evoluzione e che costituisce una sfida importante anche dal punto di vista professionale.

Queste App possono essere utilissime per rilassarsi e “staccare” in qualsiasi momento, se non si hanno altri strumenti.

Tuttavia, come abbiamo visto sopra, la meditazione non è rilassamento.

Ciò che permette alla propria pratica meditativa di produrre dei benefici non è solo la qualità dello strumento, per certi versi neppure il tempo che ci dedichiamo, e tantomeno se la facciamo bene e ci sembra di essere bravi, bensì il proprio impegno, presenza attiva e sforzo consapevole che viene messo nella pratica.

Con la pratica meditativa, in qualche modo usciamo dalla nostra zona di comfort, per andare oltre i nostri limiti e la nostra pigrizia.

In altre parole, la meditazione è un’attività tutt’altro che passiva, è essenzialmente attiva. Richiede la propria personale presenza e volontà. È molto diversa, per esempio, dall’ascolto di una musica rilassante. La meditazione, perché sia tale, non è una modalità per rilassarsi. Al contrario, richiede impegno e dedizione, può essere dura. Può portare ad incontrare i propri limiti e resistenze. Il rilassamento interiore è uno dei numerosi effetti della pratica, ma solitamente avviene come “effetto collaterale”, successivamente, non durante la meditazione.