Meditazione per il business

La meditazione fa bene alle persone e anche alle aziende?

Un incastro perfetto. Non si potrebbe definire altrimenti il connubio che si va a creare tra le soft skill fondamentali per il business e i benefici che provengono dalle pratiche di meditazione.

Sembra fatto apposta, ma quando leggiamo, studiamo o ci confrontiamo con i professionisti per capire quali sono i temi prioritari che vanno ad incidere sui loro risultati e anche sulla loro soddisfazione personale rispetto alla professione, notiamo che curiosamente coincidono con i benefici principali delle discipline orientali legate alla meditazione.
Questo vale sicuramente per manager, dirigenti, liberi professionisti e imprenditori, categorie con cui lavoriamo molto e per le quali la soddisfazione personale e l’idea del proprio successo è molto legata ai risultati tangibili che portano nella loro professione.
Focalizzazione sugli obiettivi, capacità di definire le priorità, capacità di fare appello alla propria presenza nelle decisioni anche in un contesto complesso e volatile, gestione delle emozioni, reattività limitata nelle relazioni a vantaggio di una azione consapevole.
Su tutti questi temi, la pratica della meditazione ha un impatto notevole.

Mindfulness o attenzione consapevole

Si fa tanto parlare di mindfulness in questi tempi, tanto che sembra essere diventata una moda. Ma cosa significa? In inglese la parola sta per “consapevolezza”, o “attenzione cosciente”. Fa riferimento alla capacità di “stare nel presente” con attenzione, con i sensi all’erta da un lato e dall’altro con una lucida capacità di percepire ciò che stiamo in quel momento attraversando, senza (troppe) distorsioni. Questa “attenzione consapevole” permette di governare maggiormente i propri processi interiori, comprese le reazioni emotive, e di conseguenza comportamentali. E giova a tutti i temi di cui sopra, prioritari per tutti coloro che rivestono un ruolo di responsabilità e gestione di risorse nelle aziende e nelle organizzazioni, come pure per i liberi professionisti.

Avvicinarsi alla meditazione non è poi così difficile, esistono tante strade quanti sono gli esseri umani, ma dopo aver illustrato meglio di cosa si tratta suggerirò in questo articolo anche qualche modalità e spunto operativo per iniziare subito a farne esperienza.

Viaggio verso la consapevolezza.

Intraprendere un percorso legato alla meditazione può rivelarsi utilissimo per manager, professionisti, imprenditori, dirigenti, executive, nell’ottica di sviluppare al meglio le competenze esecutive, comunicative, cognitive, relazionali. Specie in un contesto volatile, articolato e mutevole com’è quello attuale dei mercati. Dove l’ansia dei risultati, dell’ottimizzazione delle risorse, dell’EBITDA e quella spesso generata dalle relazioni con colleghi e clienti può divorare anche i più tenaci.

Un Manager è per definizione Multitasking

Il lavoro del manager, o ancora di più del libero professionista o imprenditore, si svolge su più piani e richiede professionalità su ognuno di essi, senza eccezioni. Allora, devono gestire al meglio le risorse, e quello è il punto di partenza. Ma si deve anche essere efficaci e puntuali nella comunicazione verso i diversi interlocutori. Si deve saper guidare con incisività, professionalità e tatto la comunicazione con i clienti e colleghi. In un ambiente complesso e ambiguo, si deve saper portare chiarezza nell’organizzazione delle informazioni, la definizione delle priorità, l’elaborazione dei piani secondo i diversi scenari. Per portare risultati, si deve costantemente essere focalizzati su obbiettivi e priorità, per se stessi e per il proprio team. Per finire, spesso a tutto ciò si unisce una funzione di ascolto dei collaboratori che può sfociare in una dimensione che sfiora la psicoterapia (ognuno è responsabile Risorse Umane, anche senza averne il titolo).

Competenze interiori quali chiarezza mentale, capacità decisionale in condizioni di complessità e incertezza, intelligenza intuitiva e gestione delle proprie e altrui emozioni, presenza e tempestività nell’azione fanno quindi la differenza.

Tutte queste capacità quando combinate diventano quasi superpoteri che fanno del manager, libero professionista o imprenditore un giocoliere molto esperto.

Senz’altro per definizione multitasking.

Presenza consapevole verso reattività

Ti capita di comportarti, soprattutto quando sei sotto pressione, esattamente al contrario rispetto a quanto dovrebbe essere funzionale o utile? O addirittura di fare esattamente il contrario rispetto a quanto ti eri riproposta o avevi deciso?

In quei casi, significa che ti stai comportando in maniera “reattiva” e non “attiva”. Sarebbe a dire sulla scia di automatismi, reazioni emotive riconducibili a un modello di “sopravvivenza”, guidate dalle parti più antiche ed istintive del tuo cervello, il cervello rettiliano. È evidente che in certe situazioni tutto ciò non ti porta beneficio e sarebbe molto più opportuno che, per esempio, seguissi la pianificazione e le decisioni che avevi deciso in precedenza, e che sono frutto di una strategia pianificata, fondata sui dati, sulla tua lunga esperienza, sulle considerazioni magari condivise con clienti e colleghi.

Dopotutto, non siamo esseri così consapevoli, la nostra natura superiore agli animali si mostra se viene coltivata, allenata con coscienza, altrimenti la nostra natura ci porterebbe, al pari dei nostri amici animali, a rispondere serenamente ai nostri impulsi primari.

È dimostrato da diversi studi: pare che in media solo il 5% delle nostre attività cognitive siano consapevoli, il 95% di decisioni, emozioni, azioni, comportamenti sono reazioni subconscie automatiche, fondate sul passato e ciò che già conosciamo .

Ebbene, la meditazione ha lo scopo tra gli altri di dare più potere a quel 5%.

Mindfulness

La parola mindfulness esprime il concetto di “presenza mentale” con il quale si intende la capacità dell’essere umano di essere presente a sé stesso, momento per momento, ovvero la competenza di prestare attenzione all’istante presente in modo non giudicante a tutto ciò che accade nel qui e ora. La presenza mentale consapevole è il “faro” che illumina tutto ciò che entra nel campo esperienziale dell’adesso.

Cos’è la meditazione?

Le pratiche meditative sono discipline molto variegate che provengono principalmente dall’Oriente, e che hanno proprio lo scopo di produrre quell’attenzione consapevole tanto preziosa, e di onorare di conseguenza la natura umana, più consapevole e portata a fare piani e organizzarsi per realizzarli.

Molto spesso ci chiedono cos’è la meditazione. Questi temi generano spesso confusione, sia perché queste discipline provengono da culture che possono essere percepite come lontane dalla nostra, sia perché il sovraccarico mediatico genera entropia.

Allora cerchiamo di spiegarlo in maniera “tecnica”, premettendo solitamente che il miglior modo di avvicinarsi alla meditazione è saperne il meno possibile.

 La meditazione è uno stato, in cui si osserva una combinazione molto particolare di onde cerebrali.

Il nostro cervello vibra ad una determinata frequenza, che viene misurata in Hertz (Hz, cicli al secondo). Solitamente, quando siamo in stato di veglia, il cervello vibra a una frequenza media denominata “Beta” (13–30 Hz). Se e quando ci rilassiamo profondamente, la frequenza scende allo stato “Alfa” (7–13 Hz). In questo stato, ci sentiamo molto rilassati e diverse funzioni organiche hanno la possibilità di funzionare al meglio, generando salute e benessere. È interessante sapere che questa è anche la frequenza fondamentale cui vibra la terra (la c.d. frequenza Schumann, 7,83Hz), come se a quella frequenza ci sintonizzassimo con il nostro pianeta e ciò ci facesse particolarmente bene. Quando invece siamo molto lucidi, per esempio se ci stiamo dedicando a un progetto che ci appassiona e coinvolge in maniera intensa il nostro intelletto, la frequenza sale fino al livello “Gamma”, le onde cerebrali più veloci (sopra i 30 Hz). Quando siamo addormentati invece, le onde rallentano, fino ad arrivare alla frequenza Theta (4–7 Hz) o Delta (sotto i 4 Hz) per le fasi più profonde del sonno. Ora, solitamente tutto ciò si manifesta in maniera lineare, quindi la frequenza sale e scende a seconda della situazione e stato interiore in cui ci troviamo. Nella meditazione invece, diversi studi hanno mostrato una convivenza di onde lente (Alfa, e scariche di onde Theta) e veloci (Gamma). Questo significa che in stato meditativo sperimentiamo una “vigile quiete”, siamo al contempo rilassati e vigili, il nostro cervello funziona quindi in maniera veloce ed efficiente, ma riesce anche ad andare in profondità nei temi che affronta. Solitamente infatti, in una situazione di leggero stress quotidiano, rischiamo di rimanere in superficie e non cogliere quindi gli aspetti salienti delle questioni su cui riflettiamo.

Per riportare tutto ciò ancora una volta nella nostra esperienza quotidiana, significa che grazie alla meditazione possiamo essere molto più facilmente soggetti alla manifestazione di idee che possiamo percepire come “illuminazioni” (“Ma certo! Perché non ci ho pensato prima?”).

Memoria, motivazione, efficienza cognitiva

Un altro aspetto interessante è la stimolazione della memoria, della motivazione e dell’efficienza cognitiva indotta dalla frequentazione dello stato meditativo.

Infatti nel 2003 alcuni studiosi dell’università del New Jersey (Buzsaki et al.) hanno identificato l’area cerebrale precisa da cui viene generato il ritmo delle onde Gamma e delle onde Theta. Si tratta di un gruppo di neuroni (CA3) nell’ippocampo, una importantissima ghiandola cerebrale, sede della memoria e della generazione di nuove memorie (quindi di curiosità e motivazione). È quindi proprio l’ippocampo, tra gli altri, che viene stimolato e attivato come effetto della meditazione.

A ulteriore riprova di questo fatto, diversi studi condotti dalle più prestigiose Medical School americane, prima fra tutte quella dell’Università della California, hanno dimostrato che una particolare meditazione di Kundalini Yoga denominata Kirtan Kriya ha effetti neuroplastici diretti sull’ippocampo e su altre aree cerebrali superiori quali la corteccia prefrontale, contrastando la naturale perdita di volume dell’ippocampo (1% all’anno) che solitamente si mostra dopo i 50 anni. Inoltre, è dimostrato che contribuisce ad aumentare il flusso di sangue alle aree deputate alla memoria quali il giro cingolato posteriore (PCG), una struttura essenziale per il recupero episodico delle memorie, una delle prime aree che degenera quando si sviluppa l’Alzheimer. Tutto ciò con una pratica regolare quotidiana di soli 12 minuti al giorno .

Se pensiamo alla crescente complessità di informazioni, normative, innovazioni tecnologiche, dati di mercato ed evoluzioni di prodotto o servizio che un professionista deve conoscere per poter semplicemente svolgere il proprio lavoro, e sui quali ci si deve costantemente aggiornare, si capisce che le capacità mnemoniche e l’efficienza cognitiva sono un elemento chiave del successo.

Ma potenzialmente nulla è impossibile per il nostro cervello, un organo potentissimo che ospita circa 86 miliardi di neuroni che sviluppano in media 500.000 miliardi di sinapsi (collegamenti fra neuroni), 850.000 km di fibre nervose, e ha potenzialmente una capacità di memoria di 1 petabyte (equivalente al World Wide Web)!

Khalsa DS, Amen D, Hanks C, Money M, Newberg A. Cerebral blood flow changes during chanting meditation. Nucl Med Commun 30(12):956-961  Pereira AC, Huddleston DE, Brickman AM, Sosunov AA, Hen R, McKhann GM, Sloan R, Gage FH, Brown TR, and Small SA. An in vivo correlate of exercise-induced neurogenesis in the adult dentate gyrus. Proc Natl Acad Sci U S A. Mar 27, 2007; 104(13): 5638–5643.  De la Torre JC. Critical threshold hypoperfusion causes Alzheimer’s disease? Acta Neuropathol. 1999 Jul;98(1):1-8.  Nishimura T, Hashikawa K, Fukuyama H, et al. Decreased cerebral blood flow and prognosis of Alzheimer’s disease. Ann Nuc Med. 2007 Jan; 21 (1):15-23.

Un altro aspetto interessante è la stimolazione della memoria, della motivazione e dell’efficienza cognitiva indotta dalla frequentazione dello stato meditativo.

Come si fa a raggiungere lo stato meditativo?

Premettendo ancora che il modo migliore per iniziare a meditare è saperne il meno possibile (la meditazione è pratica e non ha bisogno di teoria), ci sono alcuni strumenti molto semplici e accessibili che aiutano ad entrare in uno stato meditativo. Occorre mettere in campo impegno e pratica, ma chiunque può iniziare.

Si tratta della ripetizione di suoni (mantra) o di movimenti, oppure semplicemente l’osservazione focalizzata del proprio respiro o di un punto: la fiamma di una candela, un’immagine, la punta del naso, il terzo occhio (ovvero lo spazio fra le sopracciglia), sono gli esempi principali.

I mantra sono una modalità molto efficace. Il mantra è un vero e proprio dispositivo tecnico per regolare la mente e scaricarla dal pesante dialogo interiore. “Man” significa “mente”, “tra” significa “accordare la vibrazione”.

Per esempio, un mantra che utilizziamo molto nella meditazione del Kundalini Yoga come insegnata da Yogi Bhajan, quella che ho scelto nella mia lunga esplorazione di questi mondi, è “Wa-he Guru ”. Anche solo chiudere gli occhi e ripetere in maniera monotona questo mantra (a voce alta oppure mentalmente) ci può portare in uno stato meditativo di consapevolezza.

Guru si riferisce al percorso di consapevolezza, che ci porta dall’ignoranza (Gu, buio) alla conoscenza (Ru, luce). Wahe è un’espressione di meraviglia e gratitudine.

Meditazione

La meditazione è una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che questa divenga capace di concentrarsi su un solo pensiero, su un concetto elevato, o un preciso elemento della realtà, cessando il suo usuale chiacchiericcio di sottofondo e divenendo acquietata, pacifica. È una pratica volta quindi all’auto-realizzazione, che può avere uno scopo religioso, spirituale, filosofico, o in vista di un miglioramento delle condizioni psicofisiche.

Diverse forme di meditazione

Le discipline antiche e modalità che possono aiutarci a raggiungere quel particolare stato sono varie nella natura e nelle origini: dalla meditazione Vipassana di estrazione Buddhista che ha poi originato la disciplina della Mindfulness (Mindfulness Based Stress Reduction), una versione moderna della meditazione classica nata per le sue interessanti applicazioni in ambito clinico; alla Meditazione Trascendentale (TM ), di estrazione indiana, portata in Occidente dal Maestro Maharishi Mahesh Yogi e promossa attivamente anche dal regista David Lynch; alla meditazione proveniente dall’antica tradizione del Kundalini Yoga, portata in Occidente dall’India dal Maestro Yogi Bhajan, conosciuta per il suo impatto molto più intenso e rapido rispetto alla meditazione classica, di genesi ascetica.

“Questo non è lo yoga che si pratica in solitudine in cima a una montagna e fuori dalla realtà, è stato insegnato per la gente che lavora, che ha una famiglia e che è sottoposta agli stress di ogni giorno: nel mondo moderno in cui viviamo c’ è una tremenda pressione, silenziosa ma precisa che ci sconvolge e ci possiede, a tal punto che non sappiamo se siamo reali o non reali” Yogi Bhajan

Alcuni modi per iniziare a meditare

Quindi, se si ha un po’ di tempo da dedicare a questa pratica ma non si hanno ancora in mano gli strumenti, consiglio piuttosto di usare quel tempo per fare una camminata consapevole. Trenta minuti in cui ci si dedica solo alla camminata: lo smartphone è spento, l’attenzione è rivolta al proprio corpo che si muove, alle sensazioni (visive, auditive, sensoriali) che provoca il movimento del corpo e l’ambiente che ci circonda, cercando di far scorrere i pensieri senza fermarcisi.

Oppure, se il tempo a disposizione è meno e non c’è modo di uscire a camminare, si possono dedicare 3 minuti ad una respirazione consapevole. Basta sedersi comodi e chiudere gli occhi, respirare normalmente ma stavolta osservando il proprio respiro, osservarne ritmo e intensità, sentire l’aria che entra ed esce dalle narici e il fresco che provoca, l’espansione e contrazione dei muscoli, qualsiasi altra sensazione corporea possa mostrarsi. Non appena sopraggiungono altri pensieri, li lascio andare e ritorno con l’attenzione sul respiro, l’aria che entra ed esce.

Oppure, la ripetizione, mentale o a voce alta, del mantra che abbiamo indicato sopra.

Queste sono già forme ottime di meditazione.

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Non c’è libertà che sia gratuita.
Non c’è liberazione senza sforzo.

(Yogi Bhajan)

App & Co: La meditazione può essere virtuale?

Esistono oggi diverse App che permettono di “meditare” in maniera guidata. Le più conosciute sono Insight Timer, Calm, Headspace. Ce n’è qualcuna anche in Italiano. Sicuramente la guida virtuale può essere percepita come una modalità più comoda e accessibile per chi non è così motivato da cercare un insegnante e dedicare maggiori sforzi a questa pratica, oppure percepisce di avere poco tempo.

E’ meraviglioso questo proliferare di strumenti che permettono di andare nella direzione della consapevolezza, anziché della distrazione patologica che sta accompagnando la nostra evoluzione e che costituisce una sfida importante anche dal punto di vista professionale.

Queste App possono essere utilissime per rilassarsi e “staccare” in qualsiasi momento, se non si hanno altri strumenti.

Tuttavia, come abbiamo visto sopra, la meditazione non è rilassamento.

Ciò che permette alla propria pratica meditativa di produrre dei benefici non è solo la qualità dello strumento, per certi versi neppure il tempo che ci dedichiamo, e tantomeno se la facciamo bene e ci sembra di essere bravi, bensì il proprio impegno, presenza attiva e sforzo consapevole che viene messo nella pratica.

Con la pratica meditativa, in qualche modo usciamo dalla nostra zona di comfort, per andare oltre i nostri limiti e la nostra pigrizia.

In altre parole, la meditazione è un’attività tutt’altro che passiva, è essenzialmente attiva. Richiede la propria personale presenza e volontà. È molto diversa, per esempio, dall’ascolto di una musica rilassante. La meditazione, perché sia tale, non è una modalità per rilassarsi. Al contrario, richiede impegno e dedizione, può essere dura. Può portare ad incontrare i propri limiti e resistenze. Il rilassamento interiore è uno dei numerosi effetti della pratica, ma solitamente avviene come “effetto collaterale”, successivamente, non durante la meditazione.

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